Passopisciaro – Contrada C 2021
Passopisciaro – Contrada G 2022
Passopisciaro – Contrada P 2021
Passopisciaro – Contrada R 2021
Passopisciaro – Contrada S 2021
“L’Etna sale attraverso strati di aria sempre più fredda fino a più delle Dolomiti; ogni notte quest’aria scivola lungo la polvere nera fino ai vigneti e li sottopone a uno sbalzo che prima li paralizza, poi gli fa distillare zuccheri e profumi alterati, distorti, deviati cioè da quello che verrebbe dal normale metabolismo di una pianta siciliana.
E’ un vantaggio fare il vino in questo posto che tradisce la comune meteorologia e vive racchiuso nella stranezza climatica, è un posto vergine e deserto dove regnano immagini potenti che vengono fuori da forze senza nome. Queste immagini si fanno corteggiare per anni senza lasciarsi capire del tutto, ma possono trasmettere uno stile attraverso le vinificazioni e la viticoltura, nei vini”.
Andrea Franchetti
Nel 2000 Andrea Franchetti ha deciso di restaurare un antico baglio con cantina sulle pendici del Monte Etna, in Sicilia. La cantina si trova a circa 1000m di altezza sopra al piccolo paese di Passopisciaro nel comune di Castiglione di Sicilia, sul versante nord del vulcano. Il suo primo compito è stato di recuperare i vigneti terrazzati abbandonati da tempo e piantarne di nuovi con una densità di impianto di 12.000 piante per ettaro. Il suo arrivo sull’Etna ha contribuito alla rinascita della viticoltura sulla montagna e alla scoperta dei vini Etnei da parte del mercato internazionale. A Passopisciaro, Franchetti si dedica prevalentemente alla coltivazione del Nerello Mascalese nelle sue varie declinazioni di territorio, altitudine ed esposizione, sotto forma di diversi cru, nonché anche alla coltivazione di diverse varietà alloctone, quali lo Chardonnay, il Petit Verdot e il Cesanese d’Affile.L’alta quota e l’abbondanza di sole costituiscono una combinazione ideale per la viticoltura, mentre un incessante filo di fumo e la sporadica eruzione costituiscono un utile monito di quanto sia ancora attivo il vulcano e di quanto frequenti possano essere le colate laviche.Quest’ultime devastano il territorio, ma allo stesso tempo creano dei nuovi terreni dal profilo minerale unico, da cui il concetto dei tanti terroirs distinti che prendono il nome di Contrade. I confini delle Contrade ricalcano fedelmente le antiche proprietà feudali che sono tuttoggi riportate sulle mappe catastali dei rispettivi comuni. Andrea Franchetti conosce e apprezza le diversità dei singoli territori e ne esalta le specificità producendo vini dalla grande complessità e marcata personalità individuale. Anche le sostanziali escursioni termiche che si verificano tra il giorno e la notte apportano un contributo importante, dilatando la stagione di crescita della vite che a sua volta apporta maggiore complessità e intensità al vino.
A Passopisciaro Andrea Franchetti produce nove vini differenti, di cui sei prodotti con le uve di Nerello Mascalese. Il Passorosso è un vino luminoso, prodotto da un assemblaggio di uve di questo vitigno autoctono dell’Etna, provenienti da diversi vigneti situati ad altezze diverse e su terreni differenti. Dopo alcuni anni di produzione, Franchetti si è accorto che dalle uve dei diversi vigneti si ricavavano vini assai differenti l’uno dall’altro, così a partire dal 2008, ha cominciato ad imbottigliarli separatamente, dando luogo al fenomeno dei cru dell’Etna. I cinque cru o vini delle Contrade sono: Contrada C, Contrada P, Contrada G, Contrada S e Contrada R, ognuno proveniente da un vigneto posto nell’omonima Contrada, su colate laviche differenti, con diversa composizione minerale e ad altezze diverse.
Nel 2005 Andrea Franchetti ha cominciato a produrre un vino rosso di grande prestigio, che ha chiamato con il suo stesso nome Franchetti, prodotto con uve di Petit Verdot e Cesanese d’Affile, carico di spezie dolci, sentori di mirtilli rossi e prugne, intrecciate tra loro con estrema eleganza. Nel 2007 ha prodotto il suo primo vino bianco, il Guardiola, ora diventato Passobianco, uno Chardonnay in purezza ottenuto da uve piantate a 850-1000m s.l.m., con un profilo minerale fresco ed aromatico che ricorda i grandi bianchi della Borgogna.
A partire dal 2018 si produce anche un cru esclusivo di Chardonnay, Contrada PC, da un piccolo appezzamento di terreno posto su antichi terrazzamenti tra gli 870 e i 950 m s.l.m, dove la produzione è limitata naturalmente e la maturazione è molto particolare e complessa.
Il Monte Etna è il più alto vulcano attivo in Europa. Il suolo è composto principalmente da cenere vulcanica, molto ricca di minerali ed estremamente fertile, ma allo stesso tempo anche ben drenata. L’area vitivinicola si trova a quote piuttosto elevate, con alcuni vigneti che si estendono anche oltre i 1000m sul livello del mare. Il particolare microclima unisce l’influenza Mediterranea proveniente dal vicino mare con le basse temperature dell’alta quota. L’escursione termica può raggiungere i 30°C tra il giorno e la notte.
Passopisciaro abbiamo 26 ettari di vigna sparsa per tutto il lato nord del vulcano. Qui la viticoltura e la produzione di vino hanno origini antichissime, con le prime testimonianze scritte risalenti al III secolo A.C. Questa lunga tradizione di viticoltura di qualità ci permette di lavorare con viti molto vecchie, alcune di oltre 130 anni di età e in alcuni casi con piede franco, in quanto la filossera non sopravvive nei suoli vulcanici.
Lavoriamo con il Nerello Mascalese, un uva autoctona che produce vini delicati non molto dissimili dal Pinot Nero e dal Nebbiolo. Produciamo sei vini diversi da Nerello Mascalese in purezza, ognuno che riflette le specificità del proprio terroir, ovvero la diversa composizione minerale della propria colata lavica e il microclima legato alla quota e all’esposizione del vigneto. Il Passorosso è un assemblaggio di uve di Nerello Mascalese provenienti da diversi vigneti situati in diverse zone e su colate laviche diverse, mentre i cinque vini delle Contrade sono prodotti da uve provenienti esclusivamente dai vigneti ubicati nelle rispettive Contrade di Rampante, Sciaranuova, Guardiola, Porcaria e Chiappemacine.
Oltre alle vigne di Nerello Mascalese, abbiamo anche delle vigne di varietà alloctone piantate da noi in Contrada Guardiola, nelle vicinanze della cantina, queste sono lo Chardonnay (4 ettari) usato per produrre il Passobianco, il Petit Verdot e il Cesanese d’Affile (2 ettari) usati per produrre il Franchetti.

Il Terreno
Cinquanta km di diametro e centinaia di bocche che hanno sparso lave sovrapposte, involucri dell’Etna dove radica la vite, venuti a galla da quadranti molto diversi del sottosuolo; una lava sgorga, scende liquida o densa, alla fine si ferma, si espande, si spalma. Su questo piano, raffreddato a varie altezze tra milletre e cinquecento metri, si afferma e costituisce per qualche secolo, una proprietà. Il luogo, appresso, tiene il vecchio nome feudale e si fa Contrada. Così , ogni contrada fa un vino diverso dall’altra, come sapevano fino al dopoguerra, perchè le piante crescono su differenti sgorgati minerali; di più, questi si sono raffreddati nelle granulometrie: del ghiaione , della ghiaietta o della cipria; di più ancora, sono sospesi a mille, o a cinquecent metri. Quindi, la parola Cru, che vuol dire ambiente di suggestione organolettica, non può avere senso più forte di quello che possiede la contrada dell’Etna.
L’arrivo dei nuovi produttori cominciato col mio, nel 2000, e le nostre vinificazioni hanno evidenziato e ripercosso, paripari, i prestigi superiori che in antico possedevano già alcune contrade famose. Sono una diecina e ricompaiono spesso sulle etichette dei vini del Rinascimento dell’Etna.
La Temperatura
L’Etna è una montagna che si alza per tremilatrecento metri, tutto ricoperto di neve durante l’inverno. L’estate conserva, scalettate negli ultimi mille metri di quota, temperature fredde che vanno quotidianamente in basso a vincere il caldo di Sicilia. La temperatura di giorno sul lato Nord, dove stanno i vigneti, è di oltre 15 c° più bassa di quella della costa e quel fresco prepara vini eleganti e pieni. La temperatura di notte è addirittura freddissima durante i mesi più importanti per l’uva, quel settembre e ottobre in cui ritarda e aggiunge ai vini impervietà e durevolezza.
La Luce
La luce dell’Etna non viene dal sole ma nasce dalle cose, che ha involtolato di tulle. Correndo e riproducendosi senza fine tra il cielo e i due mari smorza , liquida i raggi dritti e si diffonde in tutto il nero spettro del vulcano senza rimbalzi; motivo questo della luce indiretta che è comune a tutti i luoghi mondiali del gran vino, dove la luce è preparata apposta, come gli specchi assidui di mari e fiumi a Bordeaux, etc. In tale materia senza ombra trovi immerse con ogni lato le foglie, suscitate a tripla fotosintesi le vigne, accese le magliette, ispirati i viticoltori, e soprattutto resi ingegnati e visionari i winemaker che abitano, insieme al proprio talento, case che sfosforano nel buio.
Il Vino
Il vino dell’Etna è un rosso di nerello mascalese, uva senzaltro antica, e rara eccetto sul vulcano, dove è ancora splendidamente coltivata come uva di montagna in alberelli vecchi e vecchissimi. Ha poco colore, grappoli grandi con bucce forti e spessi, matura tardi: a novembre da ottocento metri in su. Il colore rosso chiaro del vino è segno di genere, non affatto di diluizione: la bacca sta bene grande; invece delle bucce, acri, per fare il vino si usa il sugo, che viene bene se la pianta non è stressata.
Durante la fermentazione il nerello sa di marzapane di una qualità carnale e villana che il produttore imbarazzato lascia svanire; spesso sa di acetone per il disturbo dei lieviti che fa la radioattività del vulcano, ma in ogni altro senso le fermentazioni sulla montagna sono facilissime per la microfauna risparmiata finora dai veleni. Restano nel vino agrume e canfora, tratti dalla lava, e un senso di odorosa acidità che fa pensare a un arrossato e ineguagliato vino bianco; e in questa direzione potrebbe attrarsi già qualche winemaker.
Ma il territorio è nuovo alla vinificazione, è prematuro parlare di stile: come avviene in altri nuovi territori, della cui natura non c’è abitudine e dei giornalisti gran paura, prevale ancora tra i produttori il naturismo: e aspettiamo che passi. Ben vinificato, il nerello mascalese migliora per otto anni, poi invecchia lentamente nella direzione dell’ affumicato dolce.
Andrea Franchetti, contribuito a Vino e Gente dell’Etna di Armando Rotoletti
