La nostra storia
1925
Giovanni Manzone ottenne il Ciabot del Preve (Casa del Prete) ad un sorteggio familiare organizzato dal padre Stefano per assegnare l’eredità dei suoi beni. Ereditò la terra di Castelletto, difficile da coltivare, ripida e sassosa. Giovanni e la moglie lottarono
per sopravvivere. Giovanni aveva un obiettivo, iniziò a produrre vino al Ciabot del Preve.’
1950
Ciabot del Preve si rivelò essere molto produttivo. Coltivavano mais e grano e allevavano animali, ma il vero tesoro erano le viti. Furono prodotti Dolcetto, Barbera e Nebbiolo e la prima annata di Barolo Ciabot del Preve fu imbottigliata nel 1961.
1960
Le Langhe del dopoguerra erano poco popolate, molti si trasferirono in città in cerca di una vita migliore. Giovanni decise di restare e scelse di innovarsi acquistando il primo trattore cingolato Lamborghini, adatto a lavorare i ripidi pendii di Castelletto. Nel frattempo la proprietà si espanse, furono acquistati gli appezzamenti di Gramolere. Queste erano terre dove storicamente si producevano ottime uve e vini di incredibile struttura e longevità.
1990
Il mondo del Barolo stava cambiando: questi vini ebbero molto successo grazie alle riviste enologiche americane. I produttori si divisero in due scuole di produzione: i modernisti, che producevano Barolo altamente concentrati e invecchiati in barrique nuove; e i tradizionalisti, che seguivano il percorso delle lunghe macerazioni sulle bucce e del classico affinamento in botti grandi. Giovanni Manzone, con l’appoggio della moglie Rita, scelse la tradizione: il suo Barolo voleva esprimere l’autenticità del Nebbiolo, il carattere dei suoi vigneti e l’espressione dei terroir di Langa. I suoi vini furono notati da Marc de Grazia, un giovane americano che selezionò i migliori viticoltori italiani, mettendoli in contatto con importatori da tutto il mondo.
Oggi
Con il nuovo secolo è stata scavata nella roccia una nuova cantina sotterranea, sotto le vigne di Castelletto. La nuova sala degustazione offre una vista spettacolare sul cuore del Barolo. L’azienda guarda ora alla quinta generazione della famiglia Manzone: Mauro e Mirella, che affiancano il padre Giovanni nella gestione dell’azienda.
Territorio e filosofia
La famiglia Manzone ha impiantato circa 8,5 ettari di vigneti dando la migliore espressione a questi terreni poveri e vocati all’eccellenza per la viticoltura. Le zone di Castelletto e Gramolere sono Menzioni Geografiche Aggiuntive rivendicate per Barolo (MGA).
La filosofia della viticoltura della Famiglia si basa sul tradizionale metodo di coltivazione artigianale vocato al rispetto della
natura e a procedure lente Queste procedure prevedono la raccolta manuale, la fermentazione spontanea, la lunga macerazione e la vinificazione “senza intervento” che sceglie di evitare l’uso di filtri meccanici e chiarificazioni artificiali.
